Gli inizi della globalizzazione e del commercio mondiale

Avete letto della recente notizia del 5% delle riserve mondiali di alluminio nascosto nel deserto messicano? Questa è solo l’ultima bizzarria, raccontata da Economicamente che nasce dal processo di globalizzazione e di aumento dei traffici internazionali.

La maggior parte degli studi sulla globalizzazione e i suoi effetti sono basati su statistiche del commercio a partire da fine Ottocento. Per capire meglio la cronologia della globalizzazione, il World Economic Forum ha messo insieme il set di dati del commercio bilaterale più completo fino ad oggi. Questo ci dice che la prima globalizzazione è iniziata in Europa nel 1840, per poi espandersi negli altri continenti più tardi nel 19° secolo grazie alle innovazioni tecnologiche e alle politiche a favore del commercio. Tra il 1827 e il 1870 l’export raddoppia prima della stagnazione dovuta allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Durante il periodo tra le due guerre, l’apertura dei mercati scende al di sotto del suo livello nei primi anni del 19° secolo, per poi risalire dopo il 1960. E’ solo alla fine del 1970 che l’apertura torna ai livelli già raggiunti un secolo prima.

globalizzazione

L’apertura commerciale, tuttavia, è una misura grezza della globalizzazione. Ad esempio questo dato nel 2014 è in media del 22%. Ma è quella figura alta o bassa, rispetto a quanto sarebbe in assenza di qualsiasi barriera commercio internazionale? Tale misura è anche sensibile alla distribuzione globale delle attività economiche. Se un paese concentrata quasi tutta l’attività economica, l’apertura sarebbe molto bassa. Infatti la maggior parte delle merci sarebbero prodotte e consumate nello stesso paese. Invece, in un mondo di attività economica diffusa, paesi sono naturalmente più interdipendenti. L’apertura ai commerci internazionale si è dimostrata non avere nulla a che fare con l’importanza delle barriere commerciali.

Ciò che noi chiamiamo ‘globalizzazione’ è, dunque, la convergenza tra il commercio mondiale reale e quello teorico in cui le barriere commerciali internazionali sarebbe altrettanto stringenti di quelle domestiche. Occorre cioè una previsione teorica di ciò commercio internazionale sarebbe stata in assenza di ostacoli specifici ad esso.

L’aumento del commercio internazionale nel secolo scorso è stato sostenuto da politiche commerciali liberali europee e, successivamente, dai miglioramenti tecnologici nei trasporti e nelle comunicazioni. La Grande Depressione e le due guerre mondiali hanno messo in discussione questa tendenza, mentre il commercio è stato in parte riallocato verso partner più lontani per ragioni geostrategiche.

Il dinamismo degli scambi tra l’Asia e il resto del mondo è prevista a persistere, come raccontato nella vicenda menzionata ad inizio articolo, in particolare con l’emergere di nuovi attori come l’India e il Bangladesh. D’altra parte, la continua crescita lenta in Europa potrebbe limitare la crescita del commercio intra-europeo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *